Le vincitrici del nostro concorso di racconti “Vicino al cuore selvaggio”

Locandina vincitrici04 settembre 2019

Le vincitrici del concorso

“Vicino al cuore selvaggio”

indetto da

Lìbrati, la libreria delle donne di Padova e Cleup edizioni

Lìbrati in collaborazione con Cleup edizioni ha indetto il concorso di racconti di donne “Vicino al cuore selvaggio”
La giuria composta da Barbara Buoso (scrittrice), Maria Rosa Cutrufelli (scrittrice e saggista), Ilaria Durigon (libraia), Gabriella Musetti (scrittrice e docente di scrittura) ha selezionato i 10 racconti vincitori che saranno pubblicati in una raccolta curata da Cleup Edizioni.

Dei dieci racconti vincitori tre hanno ricevuto una menzione speciale della giuria.

I tre racconti con premio di pubblicazione e menzione della giuria sono (in ordine alfabetico di autrice):

Andreucci Monica, Una di me

Bertoldin Tiziana, Un cuore insofferente

Ferrarini Adriana, Piano trio n.2

Altri sette vincitori che verranno pubblicati nella raccolta sono, in ordine alfabetico:

Patrizia Anconetani, Ciao prof

Bosio Silvia, Oblò

Cataldi Renata, Remember, remember

Cunico Antonella, E’ tempo di andare

Loviselli Giulia, Perchè amo le piante grasse

Marchetti Laura, La donna che volevo essere

Rigoli Ilaria, Senza mani

La premiazione si terrà venerdì 6 dicembre 2019, alle ore 18.00 presso Lìbrati, libreria delle donne di Padova, Via Barbarigo, 91, Padova.

Un racconto della nostra docente Barbara Buoso

Lu & G.L.I.
di Barbara Buoso

 

(alle mie nipoti)

Una soluzione c’è sempre, magari pressurizzata, ma c’è sempre. “Beclometasone dipropionato”.
Lucrezia lo dice a sua nipote che le sta telefonando dal bagno, di nascosto: “se non fai i compiti arriva Beclometasone dipropionato e ti porta via la tua amichetta”.
Minacciarla di portarle via i giochi la fa ridere.
“Tanto me ne compri di nuovi, zia”.
Allora a Lucrezia non resta che profilare il reato di sequestro di persona a carico del sig. Beclometasone dipropionato che – pensandoci bene – potrebbe essere anche un nobile. Senza casata però.
Sua nipote Asia ride di lei e della sua soluzione pressurizzata. Le dice che Mosè le ruba i compiti. Sul furto di compiti, tenendo presente che fa la prima elementare, si potrebbe anche parlare a lungo, ma che, a compiere tali nefandezze, sia un bambino di nome Mosè la indigna.
Raccontami ancora.
Asia adora sua zia, sorella di suo padre, più grande di lui di tre anni, anche se non la vede tanto spesso perché Lucrezia sta per morire di cancro e ha deciso di togliere alla nipote – e a qualunque altra persona che la conosceva prima della malattia – la sua presenza fisica. Non ha tolto la voce, quella no, a condizioni sia lei a chiamare le persone che fanno parte della sua vita. Decide lei quando, come e perché. Ha deciso di selezionare rari, preziosi – intimi – momenti di serenità da dedicare a parenti, pochi, e amici.
Lucrezia ama Asia e “viceserva” ha insegnato a dire alla nipote. Si intendono a meraviglia, forse perché sono destinate alle fanciullezze, entrambe. La nonna paterna, le dice la piccola, ha i capelli viola e – giura e spergiura la piccola “non è una fata” – non l’ha mai vista fare magie. Vuole che sua zia disegni una striscia che ha come protagonista sua nonna che non fa magie. Lucrezia disegna per vivere, forse per questo sua nipote non l’ha mai presa sul serio vedendola, quando andava trovarla, colori di ogni tipo sparsi per casa, fogli punzonati, blocchi.
Le dice che a nessuno interesserebbe leggere una storia in cui non succedono magie. Le domanda allora di disegnarle il cancro, a lei ha detto le cose come stanno fin da subito, ai bambini non si deve nascondere la verità perché tanto loro sanno già tutto. Prende un A4 e tratteggia sul foglio dei filamenti bianchi che si propagano come stelle cadenti al contrario, come certi voli di aerei che poi rimane la scia per ore in cielo e poi, più distante è l’aereo più si creano queste rimanenze di nuvole. La nefrectomia sinistra causata dal carcinoma renale a cellule chiare degenerato poi in metastasi polmonari e linfonodali paratracheali ora è domata dai bordi del di un foglio A4. Lucrezia dice a sua nipote che la nonna ha i capelli viola perché usa la lacca “Testa nera” che, se è usata su una testa bianca, dà come risultato il viola. La minaccia di usare la lacca contro i suoi ricci, ride dicendole che i suoi capelli stanno fermi solo con le forcine che le mette la sua mamy. E che no, non li vuole i capelli viola perché li ha già rossi.
Minaccia di spruzzarle contro la lacca: lo ha visto fare in televisione.
Lucrezia le dice che deve aspettare un po’ ancora. Quando okkuperà una scuola allora potrà usare questi mezzucci, contro qualunque divisa, compresa quella dei bidelli! Perché nella scuola privata, frequentata da sua nipote, anche i bidelli hanno la divisa. Le spiega che è solo questione di tempo.
Che la soluzione, seppur pressurizzata, c’è sempre.
A sei anni la bomboletta te la compra mamy per colorare il presepe.
A quindici la bomboletta ti serve per scrivere ti amo sul muro della scuola.
A venti la bomboletta ti serve per scolpirti i capelli.
A trenta la bomboletta ti serve per curarti la bronchite.
Dai quaranta in su per avere la testa in ordine…
Lucrezia un’okkupazione l’aveva fatta, aveva diciotto anni. Asia ha una soluzione per non farsi più rubare i compiti da Mosè: non andare più a scuola.
Chiede a sua zia di approvargliela, possibilmente all’unanimità.
Domani non vai a scuola, Asia.

E’ domenica, pensa, rammaricandosi della mansuetudine della concessione. Non si parlano lei e Filippo, il padre di Asia. Sono stati fratelli da piccoli, finché c’era da far volare un’altalena più in alto, nascondere una malefatta, stringere un patto di sangue che avrebbe salvato l’umanità, i fratelli ne stringono sempre di patti così: tanto il sangue non costa molto se lo hai nelle vene. Avevano giocato tutti i giochi possibili tra fratelli, poi, crescendo, si erano dimenticati – entrambi – quanto si erano voluti bene. Non si erano incrinati i rapporti a causa di chissà quale screzio, semplicemente entrambi – morti i genitori e abbandonati gli obblighi legati alla gestione ordinaria e straordinaria dei genitori – Lucrezia lo aveva rilevato quasi a voler evitare le faziose domande che, inevitabili, arrivavano dai suoi conoscenti i giorni preposti al festeggiamento familiare e che la vedevano sempre sola o con i suoi amici più stretti. Sola e felice pensava. Aveva abbozzato qualche teoria per giustificare l’allontanamento da suo fratello e – per essere sinceri – dalla sua famiglia, assestando qua e là, in misura credibile, pertinenti e motivate giustificazioni. In realtà Lucrezia era pacificamente convinta che nessun legame di sangue fosse poi così inossidabile e destinato a durare per partito preso come sentiva raccontare dai suoi conoscenti.

Era fortemente convinta che le relazioni somigliassero ai suoi disegni, ogni giorno ci dovevi dedicare del tempo per aggiungerci un particolare, cancellarne un altro che stava virando verso una interpretazione diversa da quella pensata all’inizio o, a volte, seguire una nuova ispirazione senza farsi troppe domande. La sua famiglia, invece, pretendeva il riconoscimento a piè pari del capitale familiare considerando i legami in esso contenuti non soggetti ad alcuna rivalutazione. Veniva sempre fuori – rideva tra sé Lucrezia – la sua laurea in economia, così fortemente voluta da suo padre, grazie a dio passato a miglior vita, permettendo – a lei soprattutto – di riscattare la giovinezza e le naturali inclinazioni. Si era sottratta dal cassetto in cui sua madre teneva i titoli di stato, sfilando non tanto la sua laurea, quella no, potevano anche tenerla lì a testimonianza dell’impegno profuso a favore di quella figlia così poco riconoscente. Si era portata via la festa per il suo diciottesimo compleanno, organizzata nei minimi dettagli da suo padre: i festoni di carta crespa preparati da sua madre mesi prima; gli inviti imbustati da suo padre dopo aver preteso da lei che vergasse, personalizzandoli – Mr George, se l’era meritato quel nomignolo sgraffignato dalla sua bibbia personale: Una figlia esemplare, di Anna Quindlen – ogni invito a partecipare alla festa di primavera. No. Suo padre doveva fare poesia anche quando si trattava dei fatti della vita, così ordinari e franchi nella loro tollerabile ripetitività. Era il suo compleanno quella che lui definiva – ogni anno – festa di primavera, solo perché era la primogenita di un uomo intelligente e con la vocazione alla poesia. Lei aveva stabilito, dopo la morte del padre, di bandire e – successivamente, a insindacabile giudizio di Giancarlo, Luca e Irene, suoi amici fraterni – di conclamare la festa di Lucrezia e i suoi amici (Lu & G.L.I.). Era un festeggiamento che abbracciava tutti i mesi dell’anno: lei era nata il venti marzo, Giancarlo il due giugno, Luca il dieci agosto e Irene l’otto dicembre. La sua allegra combriccola sbaragliava ogni sortilegio poetico destinandoli al festeggiamento continuo, premeditato e perpetrato da tutt’e quattro. Era la famiglia che aveva coltivato, nemmeno tratteggiandoli sui fogli da lavoro, piuttosto sentendosene parte, uno dei quatto angoli dove quel lenzuolo bianco si agganciava per dare vita alle sue storie. Festeggiarono l’ultima festa di Lu & G.L.I. poco prima dell’ultimo compleanno dell’anno: quello di Irene, il cinque dicembre. Portarono all’ospedale tutti i disegni di Lucrezia, non quelli pubblicati e che l’avevano fatta conoscere e apprezzare come Artista – Mr. George abbi pietà di noi, ci si metteva anche Luca – ma quelli realizzati assieme a loro, le sere in cui giocavano a Risiko taroccato (Lucrezia odiava perdere, motivo per cui si sentiva autorizzata a taroccare le carte degli obiettivi, segnandosele e attuando guerre senza obiettivi, lei sparava e basta perché le pareva il solo modo possibile), quando facevano i pop-corn e per togliere la puzza da casa e dai vestiti dovevano tenere aperte le finestre per tre giorni, quando Lucrezia dava i regali di Natale ad agosto, precisamente il quindici agosto. Perché le era rimasto quell’insensato vezzo di fare festa quando il cuore lo esigeva, anche il giorno della sua morte purché ci fossero lì, con lei, i suoi amici.

L’anno di Luisa alla Virginia Woolf

Tra i motivi per cui Luisa consiglierebbe la nostra scuola c’è la dedizione delle nostre insegnanti nel lavoro di preparazione delle corsiste e dei corsisti.

Da dove nasce la nostra dedizione? Sicuramente dall’amore per quello che facciamo e poi dal desiderio di prestare ascolto a chi scrive cercando di intuire le parole che ciascuno ha dentro di sè per raccontare la sua storia e che non hanno ancora trovato la via per uscire.

Il lavoro di chi insegna scrittura è sostenere chi scrive in questa sorta di operazione di scavo dei canali interiori grazie ai quali le parole possono scorrere libere per poi uscire. Il sapere di chi insegna non ha a che fare con le conoscenze ma con un’ attitudine speciale all’altro. Si insegna cioè a liberare i canali della parola.

I racconti vincitori di “Si va via per tornare”

Locandina risultati vincitrici_Si va via per tornareLìbrati in collaborazione con Apogeo Editore

Concorso “Si va via per tornare”

Selezione dei racconti vincitori e menzioni della giuria

Lìbrati in collaborazione con Apogeo Editore ha indetto il concorso di racconti di donne Si va via per tornare.
La giuria composta da Barbara Buoso (scrittrice), Laura Capuzzo (libraia di Lìbrati), Rosaria Guacci (editor), Alessandra Pigliaru (giornalista e critica letteraria) ha selezionato i 10 racconti vincitori che saranno pubblicati in una raccolta curata da Apogeo Editore.
Hanno partecipato al concorso donne di tutte le età e da ogni parte d’ Italia, alcune anche dall’estero.

Dei dieci racconti vincitori tre hanno ricevuto una menzione speciale della giuria.

I tre racconti con premio di pubblicazione e menzione della giuria sono (in ordine alfabetico di autrice):

Anna Di Leo, Carte segrete. Appunti per un ritratto
Francesca Laccetti, Viorica
Laura Marchetti, Rosalia quando non era mia madre

I racconti con premio di pubblicazione sono:

Monica Andreucci, Non torno più
Barbara Lisci, Il giorno che a Giuseppina si spaccò il cuore
Donatella Massara, Donna Virginia serva nel primo convento del nuovo Mondo
Caterina Pia, Wilma
Giulia Pretta, Permesso
Lorenza Ravaglia, Un temperamento invernale
Laura Ruzickova, Due ritratti

La premiazione si terrà in data da definirsi.

Dedicarsi un’occasione

Riportiamo qui un breve scritto di Claudia, corsista dell’annualità 2017/2018 che ringraziamo di cuore per aver condiviso con noi il racconto della sua esperienza alla Scuola Virginia Woolf.

 

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Federico Zandomeghi, La lettera

Considero la Scuola di scrittura Virginia Woolf il più bel regalo che potessi farmi.

Mi è sempre piaciuto scrivere perché solo con la scrittura mi rendevo conto di riuscire a far emergere le emozioni e i sentimenti che altrimenti non avrebbero avuto voce.

Ho scritto molti inizi di storie negli anni passati senza proseguire oltre le prime pagine ed è stato solo in quest’anno di scuola che ho sentito di poter riuscire a scrivere un romanzo dall’inizio alla fine. Non so ancora se accadrà davvero, perché gli ostacoli sono molti. Ma ciò di cui sono certa è di essermi procurata, grazie ai professionisti che ci sono rimasti accanto in questo percorso, degli ottimi “attrezzi del mestiere” per far fronte alle varie difficoltà che incontrerò nel muovere i miei personaggi all’interno della storia.

Un’esperienza che consiglio a tutte le persone che desiderano dedicarsi un’occasione.

LA FORZA DEL DETTAGLIO

Si sente spesso dire che i dettagli fanno la differenza: è così anche per la scrittura. Riportiamo alcuni scritti di Natalie Goldberg, tratti dal libro Scrivere zen, manuale di scrittura creativa (Ubaldini Editore, 14,00 euro).

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La vita è così ricca che se si riescono a scrivere i dettagli reali nel modo in cui le cose erano e sono, non è che ci sia bisogno di gran che d’altro. Anche se le finestre dai vetri molati, l’insegna della birra Rheingold che ruota lentamente, la rastrelliera con i pacchetti di patatine fritte e gli alti sgabelli rossi dalla taverna di New York in cui una volta siete andati a bere voi li trapiantate pari pari nel bar di un racconto ambientato in un altro stato, la storia possederà autenticità e solidità. “Oh no, quel bar era a Long Island, non si può metterlo nel New Jersey”. Sì invece che si può. Nell’uso dei dettagli originali non bisogna essere rigidi. L’immaginazione è capace di trapiantare i dettagli, ma utlizzando dettagli che conosciamo di prima mano, cose che abbiamo visto veramente, daremo a ciò che scriviamo credibilità e verità. In questo modo si creano solide fondamenta su cui costruire. Ovviamente, se uno è appena stato a New Orleans, con quel caldo umido che si potrebbe tagliare col coltello, e ha succhiato zampe d’aragosta al Magnolia Bar di Charles Street, non si può far fare la stessa cosa al personaggio dagli avambracci muscolosi di un racconto ambientato a Cleveland una sera di gennaio. La cosa non può funzionare, a meno che, naturalmente, non si vada sul surreale, là dove i confini iniziano a confondersi.

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Laboratorio intensivo di scrittura

 

 

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Siete curiosi di vedere come si lavora alla Scuola Virginia Woolf?

A Lìbrati, sede della scuola, terremo un laboratorio intensivo di scrittura creativa sulla ideazione, creazione e sviluppo dei personaggi, laboratorio tenuto da una delle nostre docenti, Barbara Buoso.

Un’occasione imperdibile per vedere come si lavora nella nostra scuola ma soprattutto per imparare tutte le tecniche fondamentali per costruire i personaggi, ricordando che sono proprio loro l’anima delle nostre storie…

Qui sotto tutte le info (i posti sono limitati!!!)

 

 

 

 

Sabato 24 e domenica 25 marzo, dalle 10.00 alle 13.00, dalle 14.00 alle 18.00 

“IL/LA PROTAGONISTA”

  Laboratorio intensivo di scrittura creativa sui personaggi tenuto da

Barbara Buoso

Il laboratorio intensivo è organizzato dall’associazione Virginia Woolf e  mira a fornire ai suoi partecipanti la conoscenza delle tecniche narrative di base sulla costruzione del personaggio principale di una storia, sia essa una storia a carattere autobiografico oppure no. Anche quando scriviamo di noi stessi, il sè di cui scriviamo diventa un personaggio e  i suoi lienamenti caratteriali, emotivi, psicologici, la sua evoluzione nel corso della storia devono rispondere a regole senza le quali non c’è coerenza e verosimiglianza e quindi credibilità.
Il laboratorio è organizzato coniugando una parte teorica, a partire dai testi sulla scrittura di Flannery O’ Connor, Eudora Welty e Virginia Woolf e una parte laboratoriale sui testi scritti dagli stessi partecipanti.

Il laboratorio è a numero chiuso ed è necessario iscriversi entro il 17 marzo inviando una mail a libreriadelledonnepadovagmail.com con oggetto “Iscrizione laboratorio PROTAGONISTA” indicando nella mail il proprio numero di telefono.
Costo:140,00 euro ( Più 20 euro di tessera dell’Associazione Virginia Woolf per i non soci).

Barbara Buoso, nata a Rovigo nel 1972, vive e lavora a Padova. Nel 2003 pubblica il suo romanzo d’esordio Aspettami con Croce Editore. Nel 2014, su segnalazione di Emma Dante, pubblica L’ordine innaturale degli elementi (Baldini & Castoldi). Vincitrice con il racconto “Nevicata” del concorso di racconti “Lìbrati e vola” (pubblicato poi nel 2016 nella raccolta “Soffia un vento contrario”, L’Iguana Editrice). In uscita a febbraio il suo ultimo romanzo “E venni al mondo” (Apogeo editore). Insegna scrittura creativa alla Scuola di scrittura Virginia Woolf.

Corso estivo di autobiografia

Programma:

L’autobiografia è donna, come le donne hanno scritto e scrivono di sè. La scrittura come ricerca e come traccia.
Pratica: Presentiamoci scrivendo una brevissima autobiografia di due pagine
Testi di riferimento: Lalla Romano, Autodizionario degli scrittori italiani

L’autobiografia, memoir, diari, lettere, tutte le forme dell’autobiografia:
a. Quando il diario è letteratura: Virginia Woolf
b. Scrivere lettere è sempre pericoloso: Elizabeth Bishop
Pratica: Scriviamo una lettera “pericolosa”
Testi di riferimento: Lettere di Elizabeth Bishop

Autobiografia, autofiction, fiction
Le differenze, le ibridazioni
Pratica: scriviamo un testo autobiografico e poi lo trasformiamo.
Testi di riferimento: come la mamma di Virginia Woolf diventa Mrs Ramsey di Al faro, i romanzi come trasfigurazione.

Autobiografia, l’etica della verità, gli inganni della memoria. Dalla memoria alla scrittura.
Pratica: esercitiamoci sulla “verità”
Testi di riferimento: Una donna di Annie Ernaux

Autofiction, gli sviluppi contemporanei dell’autobiografia
Pratica: prendiamo la “verità” e facciamoci guidare dall’invenzione
Testi di riferimento: i racconti di Alice Munro (La vista di Castle Rock)

Fiction, quando la scrittura è una forma di cura della vita
Tutti i dolori sono sopportabili se li si inserisce in una storia o si racconta una storia su di essi (Karen Blixen).
Pratica: prendi un tuo dolore e inventa una storia.
Testi di riferimento: racconti di Karen Blixen

Ore complessive 36.

Il corso è a numero chiuso. E’ necessario iscriversi entro venerdì 6 luglio, inviando una mail con oggetto “Conferma partecipazione corso estivo di autobiografia” indicando nella mail nome, cognome e numero di telefono.

Il corso costa 350,00 euro da saldare il primo giorno di corso (comprensivi di tessera Virginia Woolf).

La docente:

Barbara Buoso, nata a Rovigo nel 1972, vive e lavora a Padova. Nel 2003 pubblica il suo romanzo d’esordio Aspettami con Croce Editore. Nel 2014, su segnalazione di Emma Dante, pubblica L’ordine innaturale degli elementi (Baldini & Castoldi). Nel 2018 pubblica “E venni al mondo” (Apogeo editore). Vincitrice con il racconto “Nevicata” del concorso di racconti “Lìbrati e vola” (pubblicato poi nel 2016 nella raccolta “Soffia un vento contrario”, L’Iguana Editrice). Insegna scrittura creativa alla Scuola di scrittura Virginia Woolf.

 

Le ospiti del corso 2017/2018: Liliana Rampello

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La Scuola di scrittura Virginia Woolf oltre alle lezioni tenute dalle docenti interne che si occuperanno dei fondamenti e le tecniche della scrittura creativa, prevede anche degli incontri con ospiti esterni, professionisti e professioniste del mondo dell’editoria.

Una delle ospiti del nuovo corso 2017/2018 sarà Liliana Rampello, una delle più importanti esperte di letteratura delle donne che abbiamo in Italia.

Critica letteraria e saggista, già docente di Estetica alla Facoltà di Lettere, Liliana Rampello è consulente editoriale.
Oltre che di numerosi articoli e saggi in rivista e in opere collettive, è autrice di: La grande ricerca. Saggio su Proust, Pratiche, 1994, Il canto del mondo reale. Virginia Woolf, la vita nella scrittura, il Saggiatore, 2005 e 2011 (2° ed.), Cura e introduzione di Virginia Woolf fra i suoi contemporanei, Alinea, Firenze, 2004, Miracoli quotidiani, in AA.VV., Concepire l’infinito, a cura di Annarosa Buttarelli, la Tartaruga, 2005, Virginia Woolf, in “Nuova Informazione bibliografica”, n.3, il Mulino, 2006, La mia Colette, in Diotima, L’ombra della madre, Liguori, 2007, Anna o del batticuore, in Tolstoj, Anna Karenina, regia di Eimuntas Nekrosius, a c. di Claudio Longhi, Scandiano, 2008, Voci d’Italia. Breve storia della ricezione italiana del Secondo sesso, Postfazione a Simone de Beauvoir, Il secondo sesso, il Saggiatore 2008, Cura e introduzione a Virginia Woolf, Voltando pagina. Saggi 1904-1941, il Saggiatore 2011,
Sei romanzi perfetti. Su Jane Austen, il Saggiatore 2014, Saltando la mia ombra, in Ecrire, dit-elle, a c. di Patrizia Caraffi, Odoya, 2014, Pioniera, postfazione a Grazia Livi, Le lettere del mio nome, Jacobelli 2015, Conversazione su Jane Austen, in Jasit.it, Cura di Cuoche varie, Fuochi. La cucina di Estia, Libreria delle donne di Milano, 2015.

Le ospiti del corso 2017/2018: Rosaria Guacci

rosariaLa Scuola di scrittura Virginia Woolf oltre alle lezioni con le docenti interne prevede degli incontri con ospiti esterni, selezionati tra i grandi nomi del mondo editoriale italiano.

La prima ospite di cui vogliamo parlarvi che terrà una lezione di scrittura creativa e letteratura di una giornata durante la prossima annualità 2017/2018 è Rosaria Guacci.

Rosaria è stata la editor della più importante casa editrice di letteratura delle donne che ci sia mai stata in Italia: La Tartaruga, un marchio storico fondato da Laura Lepetit che ha portato in Italia scrittrici del calibro di Virginia Woolf (di cui per prime pubblicarono Le tre ghinee), Doris Lessing, Nadine Gordimer, Ilse Aichinger, per non dimenticare le italiane Anna Banti, Anna Maria Ortese e tante altre. La Tartaruga è stata un delle realtà editoriali più importanti che il nostro paese abbia conosciuto per il lavoro fondamentale che ha fatto nella promozione, diffusione, conoscenza della letteratura e del pensiero delle donne.

Forte del suo lavoro di editor e delle sue competenze in materia di scrittura, Rosaria ha anche pubblicato un libro dal titolo “Come scrivere. Guida per aspiranti scrittori”, un incontro quindi che permetterà ai partecipanti e alle partecipanti della Scuola Virginia Woolf di conoscere una donna straordinaria per capacità e competenze e da cui imparare moltissimo.