Un racconto della nostra docente Barbara Buoso

Lu & G.L.I.
di Barbara Buoso

 

(alle mie nipoti)

Una soluzione c’è sempre, magari pressurizzata, ma c’è sempre. “Beclometasone dipropionato”.
Lucrezia lo dice a sua nipote che le sta telefonando dal bagno, di nascosto: “se non fai i compiti arriva Beclometasone dipropionato e ti porta via la tua amichetta”.
Minacciarla di portarle via i giochi la fa ridere.
“Tanto me ne compri di nuovi, zia”.
Allora a Lucrezia non resta che profilare il reato di sequestro di persona a carico del sig. Beclometasone dipropionato che – pensandoci bene – potrebbe essere anche un nobile. Senza casata però.
Sua nipote Asia ride di lei e della sua soluzione pressurizzata. Le dice che Mosè le ruba i compiti. Sul furto di compiti, tenendo presente che fa la prima elementare, si potrebbe anche parlare a lungo, ma che, a compiere tali nefandezze, sia un bambino di nome Mosè la indigna.
Raccontami ancora.
Asia adora sua zia, sorella di suo padre, più grande di lui di tre anni, anche se non la vede tanto spesso perché Lucrezia sta per morire di cancro e ha deciso di togliere alla nipote – e a qualunque altra persona che la conosceva prima della malattia – la sua presenza fisica. Non ha tolto la voce, quella no, a condizioni sia lei a chiamare le persone che fanno parte della sua vita. Decide lei quando, come e perché. Ha deciso di selezionare rari, preziosi – intimi – momenti di serenità da dedicare a parenti, pochi, e amici.
Lucrezia ama Asia e “viceserva” ha insegnato a dire alla nipote. Si intendono a meraviglia, forse perché sono destinate alle fanciullezze, entrambe. La nonna paterna, le dice la piccola, ha i capelli viola e – giura e spergiura la piccola “non è una fata” – non l’ha mai vista fare magie. Vuole che sua zia disegni una striscia che ha come protagonista sua nonna che non fa magie. Lucrezia disegna per vivere, forse per questo sua nipote non l’ha mai presa sul serio vedendola, quando andava trovarla, colori di ogni tipo sparsi per casa, fogli punzonati, blocchi.
Le dice che a nessuno interesserebbe leggere una storia in cui non succedono magie. Le domanda allora di disegnarle il cancro, a lei ha detto le cose come stanno fin da subito, ai bambini non si deve nascondere la verità perché tanto loro sanno già tutto. Prende un A4 e tratteggia sul foglio dei filamenti bianchi che si propagano come stelle cadenti al contrario, come certi voli di aerei che poi rimane la scia per ore in cielo e poi, più distante è l’aereo più si creano queste rimanenze di nuvole. La nefrectomia sinistra causata dal carcinoma renale a cellule chiare degenerato poi in metastasi polmonari e linfonodali paratracheali ora è domata dai bordi del di un foglio A4. Lucrezia dice a sua nipote che la nonna ha i capelli viola perché usa la lacca “Testa nera” che, se è usata su una testa bianca, dà come risultato il viola. La minaccia di usare la lacca contro i suoi ricci, ride dicendole che i suoi capelli stanno fermi solo con le forcine che le mette la sua mamy. E che no, non li vuole i capelli viola perché li ha già rossi.
Minaccia di spruzzarle contro la lacca: lo ha visto fare in televisione.
Lucrezia le dice che deve aspettare un po’ ancora. Quando okkuperà una scuola allora potrà usare questi mezzucci, contro qualunque divisa, compresa quella dei bidelli! Perché nella scuola privata, frequentata da sua nipote, anche i bidelli hanno la divisa. Le spiega che è solo questione di tempo.
Che la soluzione, seppur pressurizzata, c’è sempre.
A sei anni la bomboletta te la compra mamy per colorare il presepe.
A quindici la bomboletta ti serve per scrivere ti amo sul muro della scuola.
A venti la bomboletta ti serve per scolpirti i capelli.
A trenta la bomboletta ti serve per curarti la bronchite.
Dai quaranta in su per avere la testa in ordine…
Lucrezia un’okkupazione l’aveva fatta, aveva diciotto anni. Asia ha una soluzione per non farsi più rubare i compiti da Mosè: non andare più a scuola.
Chiede a sua zia di approvargliela, possibilmente all’unanimità.
Domani non vai a scuola, Asia.

E’ domenica, pensa, rammaricandosi della mansuetudine della concessione. Non si parlano lei e Filippo, il padre di Asia. Sono stati fratelli da piccoli, finché c’era da far volare un’altalena più in alto, nascondere una malefatta, stringere un patto di sangue che avrebbe salvato l’umanità, i fratelli ne stringono sempre di patti così: tanto il sangue non costa molto se lo hai nelle vene. Avevano giocato tutti i giochi possibili tra fratelli, poi, crescendo, si erano dimenticati – entrambi – quanto si erano voluti bene. Non si erano incrinati i rapporti a causa di chissà quale screzio, semplicemente entrambi – morti i genitori e abbandonati gli obblighi legati alla gestione ordinaria e straordinaria dei genitori – Lucrezia lo aveva rilevato quasi a voler evitare le faziose domande che, inevitabili, arrivavano dai suoi conoscenti i giorni preposti al festeggiamento familiare e che la vedevano sempre sola o con i suoi amici più stretti. Sola e felice pensava. Aveva abbozzato qualche teoria per giustificare l’allontanamento da suo fratello e – per essere sinceri – dalla sua famiglia, assestando qua e là, in misura credibile, pertinenti e motivate giustificazioni. In realtà Lucrezia era pacificamente convinta che nessun legame di sangue fosse poi così inossidabile e destinato a durare per partito preso come sentiva raccontare dai suoi conoscenti.

Era fortemente convinta che le relazioni somigliassero ai suoi disegni, ogni giorno ci dovevi dedicare del tempo per aggiungerci un particolare, cancellarne un altro che stava virando verso una interpretazione diversa da quella pensata all’inizio o, a volte, seguire una nuova ispirazione senza farsi troppe domande. La sua famiglia, invece, pretendeva il riconoscimento a piè pari del capitale familiare considerando i legami in esso contenuti non soggetti ad alcuna rivalutazione. Veniva sempre fuori – rideva tra sé Lucrezia – la sua laurea in economia, così fortemente voluta da suo padre, grazie a dio passato a miglior vita, permettendo – a lei soprattutto – di riscattare la giovinezza e le naturali inclinazioni. Si era sottratta dal cassetto in cui sua madre teneva i titoli di stato, sfilando non tanto la sua laurea, quella no, potevano anche tenerla lì a testimonianza dell’impegno profuso a favore di quella figlia così poco riconoscente. Si era portata via la festa per il suo diciottesimo compleanno, organizzata nei minimi dettagli da suo padre: i festoni di carta crespa preparati da sua madre mesi prima; gli inviti imbustati da suo padre dopo aver preteso da lei che vergasse, personalizzandoli – Mr George, se l’era meritato quel nomignolo sgraffignato dalla sua bibbia personale: Una figlia esemplare, di Anna Quindlen – ogni invito a partecipare alla festa di primavera. No. Suo padre doveva fare poesia anche quando si trattava dei fatti della vita, così ordinari e franchi nella loro tollerabile ripetitività. Era il suo compleanno quella che lui definiva – ogni anno – festa di primavera, solo perché era la primogenita di un uomo intelligente e con la vocazione alla poesia. Lei aveva stabilito, dopo la morte del padre, di bandire e – successivamente, a insindacabile giudizio di Giancarlo, Luca e Irene, suoi amici fraterni – di conclamare la festa di Lucrezia e i suoi amici (Lu & G.L.I.). Era un festeggiamento che abbracciava tutti i mesi dell’anno: lei era nata il venti marzo, Giancarlo il due giugno, Luca il dieci agosto e Irene l’otto dicembre. La sua allegra combriccola sbaragliava ogni sortilegio poetico destinandoli al festeggiamento continuo, premeditato e perpetrato da tutt’e quattro. Era la famiglia che aveva coltivato, nemmeno tratteggiandoli sui fogli da lavoro, piuttosto sentendosene parte, uno dei quatto angoli dove quel lenzuolo bianco si agganciava per dare vita alle sue storie. Festeggiarono l’ultima festa di Lu & G.L.I. poco prima dell’ultimo compleanno dell’anno: quello di Irene, il cinque dicembre. Portarono all’ospedale tutti i disegni di Lucrezia, non quelli pubblicati e che l’avevano fatta conoscere e apprezzare come Artista – Mr. George abbi pietà di noi, ci si metteva anche Luca – ma quelli realizzati assieme a loro, le sere in cui giocavano a Risiko taroccato (Lucrezia odiava perdere, motivo per cui si sentiva autorizzata a taroccare le carte degli obiettivi, segnandosele e attuando guerre senza obiettivi, lei sparava e basta perché le pareva il solo modo possibile), quando facevano i pop-corn e per togliere la puzza da casa e dai vestiti dovevano tenere aperte le finestre per tre giorni, quando Lucrezia dava i regali di Natale ad agosto, precisamente il quindici agosto. Perché le era rimasto quell’insensato vezzo di fare festa quando il cuore lo esigeva, anche il giorno della sua morte purché ci fossero lì, con lei, i suoi amici.

Imparare a immaginare

PSX_20190816_091127L’altra sera abbiamo invitato a cena un’ amica che non vedevamo da tempo. Vive lontano e le occasioni in cui riusciamo a vederci sono per noi momenti preziosissimi in cui raccontarci i mesi trascorsi senza tralasciare niente, fatiche, gioie, delusioni, tutto. Ore e ore di chiacchiere, di risate, di riflessioni. Siamo femministe, parlare di noi vuol dire soprattutto dirci a che punto siamo con i nostri desideri.
Riflettevamo su quanto spesso accada di trascurarli, dimenticandoci di ciò che desideriamo, quando questa nostra amica ha detto qualcosa che vogliamo condividere con voi: a volte ci facciamo trascinare in una vita insoddisfacente non soltanto perché ci adeguiamo più o meno consapevolmente a quello che il mondo familiare e sociale si aspetta da noi, ma anche perché non siamo capaci di “immaginare” qualcosa di diverso per noi, un destino, un futuro nuovo che, interrogandoci, corrisponda di più a ciò che desideriamo.
Questa nostra amica ci ha ricordato quanto è importante la capacità di immaginare.
In fondo, ci siamo dette, la scrittura ci soccorre nella vita anche in questo:  ci aiuta per la nostra vita presente quando è un mezzo per mettere ordine nel passato, ma ci aiuta nel presente anche quando guardiamo al futuro, insegnandoci a coltivare l’ immaginazione, capacità creativa per eccellenza ma anche possibilità di vedere vite diverse e migliori, che possono essere la nostra.

Della scrittura ovvero dell’espressività

annamaria-orteseTra le pagine del suo romanzo più ambizioso – Il porto di Toledo – Anna Maria Ortese dichiara la sua poetica, delineando a tratti chiari e luminosi il senso di quella che lei definisce “l’Espressività”.

La scrittura per Ortese è espressività.

Esprimersi, esprimere, ma cosa? Lo risposta è chiara, la scrittura, nella sua ambizione più alta, non può essere un riflesso del reale, corrispondenza o semplice testimonianza. L’espressività è “la costruzione di un nuovo continente”. Scrivere vuol dire costruire una seconda realtà.

Nella costruzione del continente dell’espressività sta la possibilità che noi morenti abbiamo di accedere all’eterno, riscatto della vita mortale, possibilità di salvezza. “L’immensa appropriazione dell’inespresso” ad opera di chi scrive è tentativo di non annegare nel mare del mortale.

Anna Maria Ortese ci insegna che la scrittura è ambizione altissima, volontà di abitare il cielo, toccare le stelle, altezza siderale.

L’ambizione di chi insegna a scrivere è invece quella di dire qualcosa “sui mezzi di trasporto verso tale terra”, verso questo nuovo continente. Quando si insegna scrittura creativa non bastano le competenze tecniche, l’esperienza, il saper scrivere bene, occorre avere la qualità di saper vedere nell’inespresso la possibilità di costruzione di un nuovo continente, la capacità cioè di vedere nell’invisibile.

Questo è quello che cerchiamo di fare alla Virginia Woolf. Per aiutarci in questo compito così ambizioso ci facciamo guidare da chi ci è riuscito a toccare quella terra, dalle più grandi menti e i più alti spiriti della letteratura di sempre.

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L’anno di Sara alla Virginia Woolf

Sara ci racconta il suo anno alla Scuola e fornisce alcuni preziosi consigli alle future corsiste e ai futuri corsisti. Sono due le parole chiave: passione e condivisione.

Durante l’anno di scuola attraverso il lavoro di scrittura, le costanti revisioni delle docenti e la condivisione con i compagni di corso il proprio progetto editoriale cresce e assume una forma, spesso inedita, talvolta inaspettata, che ne esprime al meglio tutte le potenzialità. Le parole diventano vive.

 

 

L’anno di Luisa alla Virginia Woolf

Tra i motivi per cui Luisa consiglierebbe la nostra scuola c’è la dedizione delle nostre insegnanti nel lavoro di preparazione delle corsiste e dei corsisti.

Da dove nasce la nostra dedizione? Sicuramente dall’amore per quello che facciamo e poi dal desiderio di prestare ascolto a chi scrive cercando di intuire le parole che ciascuno ha dentro di sè per raccontare la sua storia e che non hanno ancora trovato la via per uscire.

Il lavoro di chi insegna scrittura è sostenere chi scrive in questa sorta di operazione di scavo dei canali interiori grazie ai quali le parole possono scorrere libere per poi uscire. Il sapere di chi insegna non ha a che fare con le conoscenze ma con un’ attitudine speciale all’altro. Si insegna cioè a liberare i canali della parola.

L’editoria è donna e anche noi modestamente lo siamo

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Dopo l’ultimo weekend di lezione, siamo pronte per l’incontro finale con le agenti. Gli estratti delle nostre corsiste e dei nostri corsisti sono stati inviati. Quest’anno la scuola ha il privilegio di avere come ospiti che valuteranno i lavori quattro bravissime agenti, quattro donne che hanno fatto dell’editoria la loro vocazione e il loro lavoro, quattro professioniste attente e preparate.

Ecco le magnifiche quattro:

Maria Cristina Guerra della Grandi & Associati che con la sua attività quasi trentennale, è una delle più antiche agenzie letterarie italiane. Tra le autrici dell’agenzia ci sono Chiara Valerio e Cristina Cassar Scalia.

Monica Malatesta della MalaTesta Lit. Ag., un’agenzia letteraria di nuova generazione, che innesta uno sguardo contemporaneo sulle conoscenze acquisite e sulla contaminazione di approcci diversi. Tra le sue autrici Nadia Terranova e Rossana Campo.

Silvia Meucci dell’agenzia letteraria Meucci Agency, agenzia milanesi con esperienza pluriennale, tra le sue autrici Elisabetta Bucciarelli e Paola Cereda.

Rita Vivian della R. Vivian Literary agency con sede a Padova ed esperienza decennale, ha tra le sue autrici Giorgia Tribuiani e Margherita Giacobino.

Quattro agenti, quattro possibilità di essere letti, quattro opportunità di vedere pubblicata la propria storia.

Alla Scuola Virginia Woolf si scrive il libro di tutti

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Una delle cose più importanti che insegniamo ai nostri corsisti e alle nostre corsiste è che un romanzo finito è sempre il frutto di un lavoro di riscrittura collettiva.

Scrivere non è mai un’attività solitaria, nè all’inizio – si è soli soltanto prima di iniziare a scrivere ma una volta presa in mano la penna o acceso il pc, lo scrittore si predispone alla comunicazione con l’altro, scrivere è tentare di dire qualcosa a colui che in questa fase è il suo lettore immaginario – nè alla fine, quando la prima revisione è terminata. In questa seconda fase il libro inizia ad essere letto da altri – stavolta reali – che lo leggono, lo revisionano, lo criticano, lo tagliano, lo aggiustano, come un abito che deve vestire perfetto in ogni suo punto  e va provato e riprovato,  prima di venir pubblicato.

Ed è proprio a partire da questa evidenza sulla natura dello scrivere che il nostro corso di scrittura si articola con una parte delle lezioni destinata alla discussione comune dei progetti editoriali. Ciascun partecipante collabora alla scrittura delle storie degli altri, oltre che alla propria, intervenendo con suggerimenti di revisione e modifica, proponendo la propria lettura, sollecitando approfondimenti. Il lavoro di scrittura che viene svolto in classe  è collettivo e condiviso, il risultato è che ciascuna storia ne esce arricchita, migliorata, spesso più chiara perchè è il risultato del pensiero, delle emozioni e della generosità di tutti.

 

Online il bando 2019

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Partire da un’idea, creare una struttura narrativa coesa e scrivere il proprio romanzo. Questo è l’obiettivo della scuola di scrittura Virginia Woolf che, nel curriculum scrittura creativa,  si propone da un lato di fornire tutti gli strumenti tecnici per scrivere bene e dall’altro segue le corsiste e i corsisti nella stesura della propria storia.

A condurre il percorso un’équipe di professioniste della scrittura, scrittrici, consulenti editoriali, editor ed agenti letterarie.

Alla scuola si accede tramite selezione, indispensabile la passione e il desiderio di mettersi in gioco e di crescere e una storia da raccontare, che faccia emozionare e pensare.

La formazione proposta dalla scuola non potrebbe essere completa senza un occhio di riguardo al mercato editoriale: conoscere i cataloghi delle case editrici, imparare a proporsi nel modo giusto, prestare attenzione alle tendenze, imparare a leggere un contratto editoriale, nozioni che riteniamo fondamentali e necessarie per chi partecipa alla scuola.

Alla scuola Virginia Woolf il contatto con il mondo editoriale si esprime non solo negli incontri con editor e consulenti editoriali, ma soprattutto nella valutazione finale del proprio progetto editoriale da parte di editori ed agenti letterari, che valuteranno i testi di tutti i corsisti, esprimendo un eventuale interesse.

A questo link il bando 2019/2020: https://scuolavirginiawoolf.com/bando/

e qui tutte le informazioni sui contenuti del corso: https://scuolavirginiawoolf.com/scritturacreativa/

Per ulteriori informazioni è possibile inviare una mail a: libreriadelledonnepadova@gmail.com e telefonare allo 049 87 66 239.

 

“Vicino al cuore selvaggio”

Pubblichiamo qui di seguito il bando del IV Concorso letterario di racconti di donne “Vicino al cuore selvaggio”, indetto da Lìbrati in collaborazione con Cleup editrice. 

“Vicino al cuore selvaggio”

IV Concorso letterario di racconti di donne

Lìbrati – Libreria delle donne di Padova in collaborazione con Cleup editrice indice il IV concorso letterario di racconti rivolto a tutte le donne che amano scrivere.

“Vicino il cuore selvaggio”

Ci sono due parti nel cuore.
Una parte è quella civile e morale, il cuore domato da secoli di leggi e di educazione. L’altra parte del cuore – spesso costretta al minimo – è quella selvaggia. E’ la parte indomabile, inattingibile alle parole, anteriore forza vitale che emerge e, lacerandole, infrange le righe e poi si inabissa.
La parte del cuore selvaggio è il posto antico dell’istinto, è il vagito che erompe nel primo respiro.
La parte selvaggia del cuore va difesa con le unghie e con i denti, anche se porta disordine, anche quando fa male. La parte del cuore selvaggio è la parte di chi si occupa di sè stessa soltanto per essere ogni giorno più libera, e poi finalmente vivere davvero, e anche se ferocemente vivere, ancora e ancora vivere.

Ci hanno ispirate:

Mi rifiuto di diventare una che cerca cure.
Niente altro mai
mi è servito se non quello che già
contenevo in me. Vecchie cose, diffuse, senza nome, premono forti
sopra il mio cuore.
E’ da qui
che mi viene la forza, anche quando mi manca la forza
anche quando mi si rivolta contro
come un padrone violento.
Adrienne Rich, [Mi rifiuto di diventare una che cerca cure]

Le donne sono una stirpe disgraziata e infelice con tanti secoli di schiavitù sulle spalle e quello che devono fare è difendersi con le unghie e coi denti dalla loro malsana abitudine di cascare nel pozzo ogni tanto perché un essere libero non casca quasi mai nel pozzo e non pensa così sempre a se stesso ma si occupa di tutte le cose importanti e serie che ci sono al mondo e si occupa di se stesso soltanto per sforzarsi di essere ogni giorno più libero. Natalia Ginzburg, Discorso sulle donne

Ho tanta paura che ti succeda quel che è successo a me, dato che ci assomigliamo. Giuro su Dio che se ci fosse un cielo, una persona che si è sacrificata per codardia – verrà punita e andrà all’inferno. Chissà se una vita tiepida non venga punita per il suo stesso tepore. Prendi per te ciò che ti appartiene, e ciò che ti appartiene è tutto quel che la tua vita esige. Sembra una morale amorale. Ma quel che davvero è immorale è avere desistito da te stessa. Spero in Dio che tu mi creda. Vorrei proprio che tu mi vedessi e assistessi alla mia vita in incognito – perché il solo sapere della tua presenza mi trasformerebbe e mi darebbe allegria e vita. Per te sarebbe una lezione. Vedere quel che può succedere quando si è scesi a patti con la comodità dell’anima. Abbi coraggio di trasformarti, mia cara, di fare quel che desideri.  Clarice Lispector, lettera alla sorella Tania, in La vita che non si ferma. Lettere scelte 1941-1975

REGOLAMENTO:

1. Partecipazione al concorso:
È bandita la Quarta Edizione del Concorso di racconti inediti di Lìbrati dal titolo: “Vicino al cuore selvaggio”. La partecipazione al concorso è aperta a tutte le donne. La quota di partecipazione al concorso è di 10,00 euro per spese di segreteria.

2. Oggetto del concorso: 
Ogni scrittrice dovrà produrre un testo di max 18.000 battute (spazi inclusi). I racconti che supereranno tale indicazione non verranno presi in considerazione. Il racconto inviato deve essere inedito, non soggetto a pubblicazione editoriale. Sono esclusi dal concorso anche i racconti pubblicati in formato digitale, (ebook) o pubblicati su siti, blog o social network.

3. Termine di consegna, modalità di spedizione:
Il racconto dovrà essere inviato in forma anonima e in 4 copie entro e non oltre il 15/07/2019, all’indirizzo:
Lìbrati – Libreria delle donne di Padova
Via San Gregorio Barbarigo, 91
35141 Padova
Il testo non dovrà indicare in alcun punto il nome dell’autore. Al racconto dovrà essere allegata una busta sigillata contenente i dati anagrafici e i recapiti della partecipante.
La giuria aprirà la busta solo dopo la lettura e la selezione dei racconti, in modo da garantire la totale imparzialità di giudizio.
Le copie non verranno restituite. Il nome dell’autrice con i relativi dati personali dovranno essere indicati esclusivamente nel modulo di iscrizione e nella liberatoria per il trattamento dei dati personali scaricabile da questa pagina.

A Lìbrati dovrà essere quindi inviato via posta un plico contenente:
– n. 4 copie del racconto su supporto cartaceo;
– n. 1 busta sigillata contenente;
– il modulo di partecipazione comprensivo dei dati personali e del titolo del racconto, sottoscritto in tutte le sue parti dalla concorrente, per accettazione;
– la liberatoria per il trattamento dei dati personali, compilata in ogni sua parte e firmata;
– la copia di un documento di riconoscimento valido;

– la ricevuta del pagamento di 10,00 euro effettuata con bonifico a Associazione Virginia Woolf, causale: quota partecipazione al concorso “Vicino al cuore selvaggio”, IBAN IT54U0604512101000005000394

4. Giuria

Barbara Buoso, scrittrice e docente di scrittura.

Maria Rosa Cutrufelli, scrittrice e saggista.

Ilaria Durigon, libraia di Lìbrati

Gabriella Musetti, scrittrice e docente di scrittura.

Il giudizio della giuria è insindacabile e inappellabile. I risultati saranno resi noti entro il 7 settembre 2019.

5. Premio e pubblicazione:
I dieci migliori racconti selezionati dalla giuria saranno pubblicati in un volume di Cleup editrice.
Qualora la giuria ritenesse che nessun racconto tra quelli inviati dalle partecipanti sia idoneo alla pubblicazione, la giuria si riserva di non procedere alla pubblicazione.

6. Accettazione del regolamento
La partecipazione al concorso implica la conoscenza e l’accettazione piena ed incondizionata del suo regolamento che potrà essere consultato per tutta la durata del concorso sul sito di Lìbrati – Libreria delle donne di Padova, all’indirizzo www.libreriadelledonnepadova.it nella sezione Concorso Lìbrati.

La giuria e la segreteria del concorso si riserva il diritto di verificare, tramite eventuali procedure, che le opere soddisfino i requisiti stabiliti dal regolamento quali l’originalità del materiale inviato. Qualsiasi partecipante che manipoli la procedura di partecipazione al concorso o non soddisfi le regole contenute in questo documento verrà squalificato e perderà la possibilità di accedere al premio.

La segreteria del premio
Dott. ssa LAURA CAPUZZO

*la foto in copertina è di Francesca Woodman

*il titolo è tratto dall’omonimo romanzo di Clarice Lispector

Modulistica:

Iscrizione Concorso letterario Vicino al cuore selvaggio

Liberatoria Concorso letterario Vicino al cuore selvaggio