Scrivere secondo Virginia Woolf

dav

Brano tratto da “Il romanziere e la vita”* di Virginia Woolf

Lo scrittore di romanzi – questa è la sua peculiarità e il suo rischio – è terribilmente esposto alla vita. Altri artisti, per lo meno in parte, si ritirano: si chiudono in una stanza da soli , con un piatto di mele e una scatola di colori, oppure un rotolo di carta da musica e un pianoforte. Quando ne escono, è per dimenticarsene e distrarsi. Ma il romanziere non dimentica e difficilmente si distrae. Egli ha sempre l’impressione di essere sollecitato e dominato da quello che è l’oggetto della sua arte.

Un gusto, un suono, un movimento, poche parole udite per caso, un gesto colto là, un uomo che entra, una donna che esce, perfino un’automobile che passa per la strada o un barbone che si trascina sul marciapiede, e il rosso, il blu, le luci e le ombre della scena attorno a lui richiedono la sua attenzione e suscitano la sua curiosità. Come un pesce in mezzo all’oceano non può evitare che l’acqua gli entri nelle branchie, allo stesso modo lui non può fare a meno di ricevere impressioni. Ma se questa particolare sensibilità è una delle condizioni della vita di un romanziere, è ovvio che tutti gli scrittori i cui libri continuano a vivere sappiano come padroneggiarla, rendendola funzionale ai loro scopi. Si chiudono in qualche stanza solitaria dove indugiano a fatica per riuscire a padroneggiare le loro percezioni, per concretizzarle e trasformarle nel tessuto della loro arte.

Questo processo di selezione è talmente deciso che spesso nel finale non troviamo nessuna traccia della scena su cui si basava il capitolo. Perchè in quella stanza solitaria, la cui porta i critici eternamente tenteranno di aprire, si verificano processi stranissimi. La vita è sottoposta a migliaia di prove ed esercizi, viene tenuta a freno, viene uccisa. E’ mischiata a questo, sommata a quello, contrapposta a quest’altro. E così, dopo un anno, quano avremo la nostra scena al caffè, i segni esterni grazie ai quali la ricordavamo sono scomparsi. Emerge dalla foschia qualcosa di concreto, qualcosa di forte e resistente, l’osso e il midollo su cui si fondava il nostro flusso di emozioni disordinate.

 

*Saggio contenuto nel volume Granito e arcobaleno (Nuova editrice Berti) e apparso originariamente su New York Herald Tribune il 7 novembre 1926.

Imparare a immaginare

PSX_20190816_091127L’altra sera abbiamo invitato a cena un’ amica che non vedevamo da tempo. Vive lontano e le occasioni in cui riusciamo a vederci sono per noi momenti preziosissimi in cui raccontarci i mesi trascorsi senza tralasciare niente, fatiche, gioie, delusioni, tutto. Ore e ore di chiacchiere, di risate, di riflessioni. Siamo femministe, parlare di noi vuol dire soprattutto dirci a che punto siamo con i nostri desideri.
Riflettevamo su quanto spesso accada di trascurarli, dimenticandoci di ciò che desideriamo, quando questa nostra amica ha detto qualcosa che vogliamo condividere con voi: a volte ci facciamo trascinare in una vita insoddisfacente non soltanto perché ci adeguiamo più o meno consapevolmente a quello che il mondo familiare e sociale si aspetta da noi, ma anche perché non siamo capaci di “immaginare” qualcosa di diverso per noi, un destino, un futuro nuovo che, interrogandoci, corrisponda di più a ciò che desideriamo.
Questa nostra amica ci ha ricordato quanto è importante la capacità di immaginare.
In fondo, ci siamo dette, la scrittura ci soccorre nella vita anche in questo:  ci aiuta per la nostra vita presente quando è un mezzo per mettere ordine nel passato, ma ci aiuta nel presente anche quando guardiamo al futuro, insegnandoci a coltivare l’ immaginazione, capacità creativa per eccellenza ma anche possibilità di vedere vite diverse e migliori, che possono essere la nostra.

Della scrittura ovvero dell’espressività

annamaria-orteseTra le pagine del suo romanzo più ambizioso – Il porto di Toledo – Anna Maria Ortese dichiara la sua poetica, delineando a tratti chiari e luminosi il senso di quella che lei definisce “l’Espressività”.

La scrittura per Ortese è espressività.

Esprimersi, esprimere, ma cosa? Lo risposta è chiara, la scrittura, nella sua ambizione più alta, non può essere un riflesso del reale, corrispondenza o semplice testimonianza. L’espressività è “la costruzione di un nuovo continente”. Scrivere vuol dire costruire una seconda realtà.

Nella costruzione del continente dell’espressività sta la possibilità che noi morenti abbiamo di accedere all’eterno, riscatto della vita mortale, possibilità di salvezza. “L’immensa appropriazione dell’inespresso” ad opera di chi scrive è tentativo di non annegare nel mare del mortale.

Anna Maria Ortese ci insegna che la scrittura è ambizione altissima, volontà di abitare il cielo, toccare le stelle, altezza siderale.

L’ambizione di chi insegna a scrivere è invece quella di dire qualcosa “sui mezzi di trasporto verso tale terra”, verso questo nuovo continente. Quando si insegna scrittura creativa non bastano le competenze tecniche, l’esperienza, il saper scrivere bene, occorre avere la qualità di saper vedere nell’inespresso la possibilità di costruzione di un nuovo continente, la capacità cioè di vedere nell’invisibile.

Questo è quello che cerchiamo di fare alla Virginia Woolf. Per aiutarci in questo compito così ambizioso ci facciamo guidare da chi ci è riuscito a toccare quella terra, dalle più grandi menti e i più alti spiriti della letteratura di sempre.

IMG_20190813_083700 (1)

L’anno di Sara alla Virginia Woolf

Sara ci racconta il suo anno alla Scuola e fornisce alcuni preziosi consigli alle future corsiste e ai futuri corsisti. Sono due le parole chiave: passione e condivisione.

Durante l’anno di scuola attraverso il lavoro di scrittura, le costanti revisioni delle docenti e la condivisione con i compagni di corso il proprio progetto editoriale cresce e assume una forma, spesso inedita, talvolta inaspettata, che ne esprime al meglio tutte le potenzialità. Le parole diventano vive.

 

 

L’editoria è donna e anche noi modestamente lo siamo

agenzie

Dopo l’ultimo weekend di lezione, siamo pronte per l’incontro finale con le agenti. Gli estratti delle nostre corsiste e dei nostri corsisti sono stati inviati. Quest’anno la scuola ha il privilegio di avere come ospiti che valuteranno i lavori quattro bravissime agenti, quattro donne che hanno fatto dell’editoria la loro vocazione e il loro lavoro, quattro professioniste attente e preparate.

Ecco le magnifiche quattro:

Maria Cristina Guerra della Grandi & Associati che con la sua attività quasi trentennale, è una delle più antiche agenzie letterarie italiane. Tra le autrici dell’agenzia ci sono Chiara Valerio e Cristina Cassar Scalia.

Monica Malatesta della MalaTesta Lit. Ag., un’agenzia letteraria di nuova generazione, che innesta uno sguardo contemporaneo sulle conoscenze acquisite e sulla contaminazione di approcci diversi. Tra le sue autrici Nadia Terranova e Rossana Campo.

Silvia Meucci dell’agenzia letteraria Meucci Agency, agenzia milanesi con esperienza pluriennale, tra le sue autrici Elisabetta Bucciarelli e Paola Cereda.

Rita Vivian della R. Vivian Literary agency con sede a Padova ed esperienza decennale, ha tra le sue autrici Giorgia Tribuiani e Margherita Giacobino.

Quattro agenti, quattro possibilità di essere letti, quattro opportunità di vedere pubblicata la propria storia.

Alla Scuola Virginia Woolf si scrive il libro di tutti

62151923_854170578282772_1000275953135386624_n

Una delle cose più importanti che insegniamo ai nostri corsisti e alle nostre corsiste è che un romanzo finito è sempre il frutto di un lavoro di riscrittura collettiva.

Scrivere non è mai un’attività solitaria, nè all’inizio – si è soli soltanto prima di iniziare a scrivere ma una volta presa in mano la penna o acceso il pc, lo scrittore si predispone alla comunicazione con l’altro, scrivere è tentare di dire qualcosa a colui che in questa fase è il suo lettore immaginario – nè alla fine, quando la prima revisione è terminata. In questa seconda fase il libro inizia ad essere letto da altri – stavolta reali – che lo leggono, lo revisionano, lo criticano, lo tagliano, lo aggiustano, come un abito che deve vestire perfetto in ogni suo punto  e va provato e riprovato,  prima di venir pubblicato.

Ed è proprio a partire da questa evidenza sulla natura dello scrivere che il nostro corso di scrittura si articola con una parte delle lezioni destinata alla discussione comune dei progetti editoriali. Ciascun partecipante collabora alla scrittura delle storie degli altri, oltre che alla propria, intervenendo con suggerimenti di revisione e modifica, proponendo la propria lettura, sollecitando approfondimenti. Il lavoro di scrittura che viene svolto in classe  è collettivo e condiviso, il risultato è che ciascuna storia ne esce arricchita, migliorata, spesso più chiara perchè è il risultato del pensiero, delle emozioni e della generosità di tutti.

 

Online il bando 2019

foto

Partire da un’idea, creare una struttura narrativa coesa e scrivere il proprio romanzo. Questo è l’obiettivo della scuola di scrittura Virginia Woolf che, nel curriculum scrittura creativa,  si propone da un lato di fornire tutti gli strumenti tecnici per scrivere bene e dall’altro segue le corsiste e i corsisti nella stesura della propria storia.

A condurre il percorso un’équipe di professioniste della scrittura, scrittrici, consulenti editoriali, editor ed agenti letterarie.

Alla scuola si accede tramite selezione, indispensabile la passione e il desiderio di mettersi in gioco e di crescere e una storia da raccontare, che faccia emozionare e pensare.

La formazione proposta dalla scuola non potrebbe essere completa senza un occhio di riguardo al mercato editoriale: conoscere i cataloghi delle case editrici, imparare a proporsi nel modo giusto, prestare attenzione alle tendenze, imparare a leggere un contratto editoriale, nozioni che riteniamo fondamentali e necessarie per chi partecipa alla scuola.

Alla scuola Virginia Woolf il contatto con il mondo editoriale si esprime non solo negli incontri con editor e consulenti editoriali, ma soprattutto nella valutazione finale del proprio progetto editoriale da parte di editori ed agenti letterari, che valuteranno i testi di tutti i corsisti, esprimendo un eventuale interesse.

A questo link il bando 2019/2020: https://scuolavirginiawoolf.com/bando/

e qui tutte le informazioni sui contenuti del corso: https://scuolavirginiawoolf.com/scritturacreativa/

Per ulteriori informazioni è possibile inviare una mail a: libreriadelledonnepadova@gmail.com e telefonare allo 049 87 66 239.

 

Autobiografia, le docenti

In questo post vi presentiamo due delle docenti del Corso di formazione in scrittura autobiografica che partità a fine febbraio. Oltre a Barbara Buoso, già docente tutor della Scuola di scrittura Virginia Woolf, per l’autobiografia ci affiancheranno delle professioniste, insegnati e docenti, che condurranno dei laboratori su differenti aspetti e applicazioni della scrittura creativa.

Elisabetta Baldisserotto

ccf-baldisserotto-elisabetta-458x458Elisabetta Baldisserotto, psicologa analista junghiana, vive e lavora a Venezia. È socia ordinaria con funzioni di training del CIPA (Centro Italiano di Psicologia Analitica) e della IAAP (International Association for Analytical Psychology). Ha pubblicato le monografie Leggere i sentimenti. Un percorso psicologico e letterario (Moretti&Vitali, 2011) e Figure della passione. Tra psicoanalisi e letteratura (Vivarium, 2014), i racconti A casa in M’ama? Mamme, madri, matrigne oppure no (a cura di A. Bruni, S. Chemotti, A. Cilento, Il Poligrafo, 2008), Un caso umano in Dieci piccole storie ignobili (a cura di B. Graziani, Piazza, 2013) e i romanzi Morire non è niente (Cleup, 2015) e Di là dall’acqua (Cleup 2017). In uscita il suo ultimo romanzo Gli occhiali di Hemingway (Cleup 2019). Nel Corso di formazione in scrittura autobiografica condurrà il laboratorio Autoanalisi e comprensione di sè.

Lara Muraro

laraÈ insegnante di Yoga e Meditazione, terapista in Ayurveda e Naturopata. Ha frequentato la Scuola di Medicina Ayurvedica “Ayurvedic Point di Milano”, l’Himalayan Institute di Firenze, diplomandosi come Insegnante Yoga e Meditazione della Tradizione Himalayana di Swami Rama e Swami Veda Bharati. Ha frequentato inoltre MB-EAT (Mindfulness Based Eating Awareness Training) presso la Mindful Eating Training con Andrea Lieberstein per offrire percorsi di consapevolezza e conoscenza di sé nel rapporto con il cibo e il proprio corpo. Insegna Yoga e meditazione, offre percorsi di Ayurveda, stile di vita, cucina ayurvedica e percorsi di Mindful Eating, alimentazione consapevole. Sta frequentando il Master universitario di I livello “Meditazione e Neuroscienze” presso l’Università di Udine. Nel Corso di formazione in scrittura autobiografica condurrà il workshop esperienziale di meditazione e scrittura di sè.

 

 

Meditazione e scrittura di sè

Questo slideshow richiede JavaScript.

I primi pensieri (da Scrivere Zen di Natalie Goldberg)

  1. Tenete la mano in movimento. Non fermatevi a rileggere la frase che avete appena scritto. Non cercate di assumere il controllo.

  2. Non cancellate. Questo significherebbe confondere la creazione con la revisione. Anche se avete scritto qualcosa che non avevate intenzione di scrivere, lasciatelo.

  3. Non preoccupatevi dell’ortografia, della punteggiatura e della grammatica. Non preoccupatevi nemmeno di restare nei margini o sulle righe del foglio.

  4. Perdete il controllo.

  5. Non pensate. Non lasciatevi invischiare dalla logica.

  6. Puntate alla giugulare. Se scrivendo vien fuori qualcosa che vi fa paura o vi fa sentire esposti, tuffatevici dentro. Probabilmente è carico di energia.

Ecco le regole. È importante seguirle, perchè lo scopo è quello di aprirsi un varco fino a giungere ai primi pensieri, là dove l’energia non viene ostacolata da motivazioni di convenienza sociale o dal censore interno, là dove si scrive ciò che la propria mente vede e prova veramente, non ciò che essa pensa di vedere o provare. È una grande occasione per esplorare il margine ruvido del pensiero e mettere sulla carta il colore della nostra consapevolezza.

I primi pensieri non sono gravati dal fardello dell’io, di quel nostro meccanismo interiore che cerca di tenere tutto sotto controllo, e di dimostrare che il mondo è qualcosa di solito e permanente, durevole e logico. Ma il mondo non è affatto permanente. Il mondo cambia in continuazione e noi con lui. Quando scriviamo proviamo a lasciare il fardello dell’io e cavalchiamo momentaneamente l’onda della coscienza umana, utilizzando i dettagli della nostra esperienza personale per esprimere questo movimento.

Questo testo è stato impiegato come spunto per uno dei momenti del workshop Meditazione e scrittura di sè. Il prossimo laboratorio esperienziale dedicato alla meditazione e alla scrittura intesa come cura è previsto per domenica 27 gennaio dalle 10:00 alle 17:00 presso gli spazi dell’Associazione Himalayan Center, via Barbarigo, 12, Padova.

Per info: 049 87 66 239 o libreriadelledonnepadova@gmail.com